martedì 17 luglio 2012

La m***a del giorno 5: ??? EDIZIONE QUIZ!!!

La m***a del giorno di oggi non la posso proprio nominare, pena gravi ritorsioni, ma grazie ad alcune sottili allusioni potete scoprire da soli di chi si tratta...
Primo indizio: il suo cognome è un complemento d'argomento in latino, e l'argomento è il santo patrono di Napoli.
Secondo indizio: gli è stato affidato un importante incarico istituzionale dal governo Monti. Dato che tale carica riguarda la sicurezza, mi sento senz'altro molto più sicuro...
Terzo indizio: è sempre stato fedele alla Costituzione, sebbene non abbia specificato di quale paese.
Quarto indizio: ama solidarizzare con delinquenti condannati in via definitiva, delinquenti di cui era il diretto superiore.
Quinto indizio: come l'Y10, piace alla gente che piace: D'Alema, Fini, Casini, Schifani, l'FBI e tanti altri.
Dai che ce la potete fare!

venerdì 6 luglio 2012

La giustizia è (quasi) uguale per tutti

Oggi c'è stata la sentenza definitiva sulla mattanza alla Scuola Diaz durante il G8 a Genova. A parte averci messo SOLO 11 anni per il processo, durante i quali gli imputati hanno continuato a rivestire incarichi anche molto importanti (certuni sono stati perfino promossi), a me queste pene non bastano! Innanzitutto sono cadute in prescrizione le accuse di lesioni gravi, in secondo luogo non sono mai giunte delle scuse ufficiali da nessun rappresentante dello Stato. In terzo luogo le pene sono troppo basse e nessuno si farà un solo giorno di carcere. Infine i risarcimenti e le spese saranno pagate con le nostre tasse!
Qualcosa deve cambiare o finirò di perdere la poca fiducia residua nello Stato e in coloro che lo rappresentano. Io da queste Forze dell'Ordine non mi sento protetto, ma anzi minacciato.


Diaz, Bolzaneto, Aldrovandi, Cucchi, Sandri, Uva e tanti altri, solo negli ultimi anni. Cui si aggiungono gli episodi, di certo meno gravi, ma significativi, capitati a miei amici.
Qui le "mele marce" cominciano ad essere un pò troppe...
Mi sembra che MANCHI LA VOLONTA' di fare pulizia interna da parte delle Forze dell'Ordine, che anche in casi di chiara colpevolezza continuano a difendere strenuamente i loro membri: mai scuse, mai radiazioni o anche semplici sospensioni fino alle sentenze definitive. Ribadisco che chi è in Polizia o Carabinieri ha anche la responsabilità, non solo i vantaggi, della divisa che porta. Quali vantaggi? Non pagare cinema o spettacoli e molte altre cose (ci sono forse baristi che fanno pagare il caffé ai poliziotti?), essere rispettati e/o temuti dalla maggior parte della popolazione,essere trattati con un "occhio di riguardo" in molte situazioni, magari facendo trapelare la propria appartenenza alle forze dell'ordine. E sto parlando della gente onesta. Un poliziotto disonesto se ne può approfittare in mille occasioni, come sequestrare droga e tenersela per sé, presentarsi a fare acquisti sempre in divisa etc, etc.

E' vero, non sono pagati tanto e (alcuni) rischiano la vita, ma ci sono operai pagati ancor meno e che rischiano altrettanto: c'è in media almeno un morto al giorno sul lavoro.
In conclusione hanno PIU' doveri del resto degli Italiani, non MENO e soprattutto hanno il dovere di far bene il proprio lavoro.

"Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri." (G. Orwell, "La fattoria degli animali")

venerdì 22 giugno 2012

Il monologo del cattivo 1: i computer di Hollywood

Per deformazione professionale ho deciso di iniziare la serie dei post sugli stereotipi dei film made in USA con l'originale visione che registi e sceneggiatori di Hollywood hanno delle moderne tecnologie informatiche e di come essa venga implementata nelle loro cagate produzioni cinematografiche.
Abituati come siamo a digerire qualsiasi stronzata ci propinino in tali film, in pochi si soffermano sulla assoluta e incredibile assenza di realismo nell'uso dei computer sul grande schermo.
Viene da pensare che in California, forse per la presenza della Silicon Valley e delle sedi dei principali produttori di hardware e software, abbiano dei computer PROFONDAMENTE DIFFERENTI da quelli venduti a noi disgraziati cugini d'oltreoceano...
Ecco un elenco di queste differenze:
  1. Il tempo d'avvio dei sistemi operativi di qualsiasi computer è inferiore ai 5 secondi, mentre nella realtà l'utente medio ha tempo di farsi un caffé, prima che il maledetto logo di Windows decida di sparire dallo schermo! 
  2. Il mouse è uno strumento del tutto inutile: tutti usano la tastiera a velocità supersoniche senza neppure bisogno di guardarla, apparendo come gibboni indemoniati o dattilografe sotto anfetamine.
  3. I caratteri sullo schermo sono per default di almeno 40 punti, facendo sospettare gravi insufficenze visive dei personaggi.
  4. Non esiste alcuna incompatibilità tra sistemi operativi, software e hardware, tanto che è possibile caricare un virus in un'astronave madre aliena con una penna USB (Independence day). Scusate, errore mio, USB sta per UNIVERSAL serial bus, giusto?
  5. Un hacker è in grado, in pochi minuti di compiere azioni come: trasferire fondi per 10 milioni di dollari (Codice Swordfish), far saltare per aria qualsiasi cosa (l'ultimo Die Hard, anche se è risaputo che nei film di Bruce Willis le cose tendono a saltare per aria spontaneamente o al minimo innesco, ma di questo parlerò in un'altra occasione), trasformare una programmatrice in prostituta (The net), controllare i missili nucleari di una nazione (Wargames), oppure tutte le telecamere e i semafori di una città (vari film, tra cui il già citato Die Hard )
  6. Gli schermi dei computer sono potentissimi, tanto da illuminare con la loro immagine riflessa le facce di chi li usa
  7. Le password sono sempre parole semplici, da vocabolario, si possono fare infiniti tentativi, e solitamente si ottengono guardandosi intorno nella stanza alla ricerca di indizi
Gli esempi sono infiniti, con uso di linguaggio tecnico a sproposito, stereotipi sugli hackers e su chi si intende di computer in generale e chi più ne ha più ne metta. Particolarmente gravi alcune serie poliziesche come CSI o NCIS.
Ma ora basta che devo usare una GUI sul mio 16-core per ottenere l'IP di un frame ed entrare nel megaserver della NASA...

mercoledì 9 maggio 2012

Perché la curtura... egliè 'mportante!

Anch'io, come Renzo Bossi, dopo duri minuti di studio, ho ottenuto l'agognata laurea alla prestigiosa Università Krystal di Tirana!


mercoledì 18 aprile 2012

L'ultimo immortale

"Donne, è arrivato l'arrotino!". 

Sabato mattina mi sono svegliato con queste parole nelle orecchie... Era solo un sogno? No, di certo!
Dopo pochi istanti la voce ha proseguito, con tono ancestrale e implacabile...

"Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto" 

Instupidito dal sonno ho pensato: è l'anno di grazia 1984, sono nel letto della mia cameretta a casa dei miei genitori; poi mi sono accorto che avevo la barba, un cellulare appoggiato sul comodino e sono lentamente tornato alla realtà...
.
"Donne è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio; aggiustiamo gli ombrelli..."

 Mi sono alzato e affacciato alla finestra, ma... niente! Non c'era nessuno in strada, solo l'eco di quelle parole immortali...
Ma chi è davvero l'Arrotino? Tempo fa pensavo fosse un signore iperattivo in grado di teletrasportarsi, oppure un indefesso lavoratore con il dono dell'ubiquità, per la sua incredibile capacità di trovarsi in qualsiasi città d'Italia. Col passare degli anni ho iniziato a sospettare che avesse anche raggiunto l'immortalità, poiché decenni di attività non gli avevano segnato né la voce, né l'entusiasmo.

Oggi, raggiunta la maturità, ho finalmente realizzato che non esiste l'Unico Arrotino, forgiato dal Signore dei Coltelli, è solo un mito, come Babbo Natale o l'onestà dei politici.
Dopo varie indagini sono giunto alla conclusione che deve esistere una potentissima Corporazione degli Arrotini, cui chi affila le lame deve necessariamente appartenere, che dopo un lungo apprendistato ti fornisce il Kit del mestiere: Fiat Ritmo beige dell'82 (di cui evidentemente hanno acquistato a suo tempo tutta la produzione a prezzi stracciati, dato che la Ritmo faceva cagare), altoparlanti da montare sul tettuccio e mola da sistemare nel bagagliaio, ma, soprattutto, la Cassetta (non un cd, attenzione!), il mitico supporto audio con incisa la voce che tutti noi conosciamo, che si vocifera essere quella del Primo Arrotino comparso sul pianeta.
Nessuno può esercitare il mestiere senza quel magico Kit, pena una maledizione, che immagino condanni ad una vita di coltelli smussati e spuntati.

Ora che vi ho svelato la vera verità, potete vivere più tranquilli.

lunedì 12 marzo 2012

I consigli dello Zio G. - Dago


Ho scoperto "Dago" grazie a Leonardo, mio ex coinquilino, che era solito lasciarli sul termosifone del bagno come "lettura da cesso". Il termine non è denigratorio: ho letto molti dei libri più belli della mia vita sulla tazza del water!
Io non sono un grande fumettaro, ma, nel corso degli anni, vari amici (un grosso grazie soprattutto a Davide e Fabrizio) hanno tentato di elevarmi dall'abisso di ignoranza in cui versavo, prestandomi volumi di Pazienza, Bilal, Magnus, Moebius, Miller e altri maestri indiscussi. Così ho potuto conoscere e apprezzare il fumetto d'autore. Tuttavia le serie non hanno fatto mai breccia nel mio cuore, se si esclude il buon vecchio Dylan Dog, quasi un must per la mia generazione. Con Dago però è stato amore a prima vista: disegno dettagliato, storie avvincenti, un'ambientazione storica curatissima colpiscono fin da subito. 
Dago è un nobile veneziano del '500, che, scampato miracolosamente al massacro di tutta la famiglia, affronta incredibili vicissitudini per portare a termine la sua vendetta contro gli autori di tale strage. 
Fatto schiavo dagli uomini del pirata Barbarossa, personaggio storico realmente esistito, riesce a riconquistare la libertà, per diventare un cristiano rinnegato al servizio del sultano di Costanitinopoli, ovvero "il giannizzero nero". Negli anni successivi tornerà in Europa incontrando i principali personaggi storici dell'epoca, dal re di Francia, Francesco I, all'imperatore di Spagna, Carlo V, a Nostradamus, Cortez, Benvenuto Cellini e tanti altri. In particolare colpisce la fedeltà della ricostruzione storica, evidente da costumi, armi, architetture e la validità delle sceneggiature di Robin Wood, avvincenti e originali. Storie cupe e spesso crude, come si confà al periodo storico, ma con sprazzi di speranza ed eroismo. 
Esistono sostanzialmente due serie parallele: quella cronologica, con tutta la storia di Dago, riproposta recentemente in ristampa e quella monografica, con episodi autococnlusivi e, secondo me, di minor pregio. La Ristampa è stata disegnata da due disegnatori di scuola sudamericana, uno più bravo dell'altro: Salinas e Gomez, entrambi abilissimi a tratteggiare le tinte fosche dell'epoca con un tratto preciso e dettagliato. La serie monografica denota invece qualche caduta di stile, ma è pur sempre superiore alla media dei fumetti seriali.
I vecchi numeri di Dago si trovano a poco prezzo su internet, e anche sulla bancarelle di libri usati e se amate almeno un pò i fumetti, ve ne consiglio caldamente l'acquisto.Non ve ne pentirete.
Se volete approfondire, questo è un otttimo articolo su Dago:

domenica 4 marzo 2012

Lo sdegno dei media

Ci sono alcuni punti fermi che tutti i media rispettano. Cose di cui si parla bene a prescindere. Un esempio classico sono i paesi stranieri "amici", ma io voglio parlare oggi di esercito e forze dell'ordine.
L'operato dei vari corpi è sempre ineccepiblie agli occhi di tv e giornalisti: accade che si lamentino solo se non si è fatto abbastanza, mai quando è stato fatto decisamente troppo.
Prendiamo due casi di questi giorni: su una petroliera due lagunari uccidono altrettanti pescatori indiani, scambiandoli per pirati, e in Val di Susa un carabiniere non reagisce provocato e insultato pesantemente da un no-tav. Si tratta di due vicende di segno opposto, in una i militari sono i (possibili) colpevoli, nell'altra le vittime.
In tutti gli articoli che ho letto e nei servizi tv riguardanti i marò dal grilletto facile, mai ho letto una nota di biasimo o un accenno alla possibilità che sia un grave errore scambiare un peschereccio per una nave di pirati. Subito lo Stato si è mobilitato per aiutarli con ogni mezzo, diplomatico e non, e i media hanno fatto notare soprattutto la "puntigliosità" delle autorità indiane, che hanno l'assurda pretesa di voler giudicare loro il caso. Sono state prontamente riportate le eroiche dichiarazioni dei due soldati: "Siamo italiani e ci comportiamo come tali", qualunque cosa questo voglia dire. Forse poi hanno messo su l'acqua per gli spaghetti, hanno estratto un mandolino e hanno iniziato a cantare. 
Per quanto riguarda invece il giovane militare sardo che, di fronte ad un altrettanto giovane manifestante che gli dava dell'ovino incapace di pensare e lo offendeva ripetutamente, restava immobile senza reagire, ci si è sperticati in lodi per il suo operato, mentre è stato pesantemente stigmatizzato il comportamento del provocatore, un tipico esempio dei violenti che manifestano contro l'alta velocità. Tutto giustissimo.
Però non ricordo la stessa ondata di sdegno dopo Bolzaneto, la Diaz e gli altri fatti di Genova. In quel caso polizia e carabinieri hanno fatto qualcosa di peggio che insultare, cose che sinceramente hanno fortemente scosso la mia fiducia nelle forze dell'ordine. In quell'occasione i media, colpevolmente, non denunciarono con forza le numerose violazioni dei diritti umani che avvennero al G8, perlopiù sposando sempre la ricostruzione "governativa" dei fatti.
Oggi invece  il filmato del carabiniere viene trasmesso con generosità da tutti i telegiornali, le violenze dei no-tav vengono condannate duramente. 
Non dico non ci siano voci fuori dal coro, siamo ben lungi da non poter esprimere il dissenso. Però la maggior parte della popolazione, che si informa solo coi telegiornali delle reti nazionali e sui grandi quotidiani, sviluppa una visione distorta delle ragioni e dei torti, delle colpe e delle responsabilità. Non dimentichiamoci che sia gli appartenenti alle forze dell'ordine, sia chi gli si contrappone, sono uomini e come tali possono sbagliare. Chi entra in polizia, e anche chi ce lo fa entrare, selezionandolo, devono essere consapevoli che non sta andando a fare il pasticcere, ma un lavoro che richiede nervi saldi e capacità di valutare freddamente. Il non reagire alle provocazioni verbali fa parte del suo lavoro, esattamente come cuocere le paste a modino fa parte di quello di pasticcere. Chiunque abbia lavorato al pubblico sa che, dato che il cliente ha sempre ragione, è normale ingoiare merda quando invece vorresti rispondere per le rime, o anche allungare un cartone. Inoltre le forze dell'ordine sono pagate (forse poco, ma di certo più di me che di ore ne lavoro quanto loro), coi soldi pubblici, ergo un pò da tutti e oltre allo stipendio, godono di discreti side benefits di cui non si parla mai, tipo ingressi gratis e sconti un pò ovunque o il rispetto che comunque è accordato a chi porta una divisa. Ce anche chi se ne approfitta, ma lasciamo perdere.
Mi sono lasciato prendere da un pò di polemica verso i tutori della legge, con i quali le mie esperienze non sono state brillantissime in passato, quando invece volevo fa polemica coi giornalisti...
Ma tanto è il mio blog, no? 
Potrò scriverci il cazzo che mi pare!