lunedì 12 marzo 2012

I consigli dello Zio G. - Dago


Ho scoperto "Dago" grazie a Leonardo, mio ex coinquilino, che era solito lasciarli sul termosifone del bagno come "lettura da cesso". Il termine non è denigratorio: ho letto molti dei libri più belli della mia vita sulla tazza del water!
Io non sono un grande fumettaro, ma, nel corso degli anni, vari amici (un grosso grazie soprattutto a Davide e Fabrizio) hanno tentato di elevarmi dall'abisso di ignoranza in cui versavo, prestandomi volumi di Pazienza, Bilal, Magnus, Moebius, Miller e altri maestri indiscussi. Così ho potuto conoscere e apprezzare il fumetto d'autore. Tuttavia le serie non hanno fatto mai breccia nel mio cuore, se si esclude il buon vecchio Dylan Dog, quasi un must per la mia generazione. Con Dago però è stato amore a prima vista: disegno dettagliato, storie avvincenti, un'ambientazione storica curatissima colpiscono fin da subito. 
Dago è un nobile veneziano del '500, che, scampato miracolosamente al massacro di tutta la famiglia, affronta incredibili vicissitudini per portare a termine la sua vendetta contro gli autori di tale strage. 
Fatto schiavo dagli uomini del pirata Barbarossa, personaggio storico realmente esistito, riesce a riconquistare la libertà, per diventare un cristiano rinnegato al servizio del sultano di Costanitinopoli, ovvero "il giannizzero nero". Negli anni successivi tornerà in Europa incontrando i principali personaggi storici dell'epoca, dal re di Francia, Francesco I, all'imperatore di Spagna, Carlo V, a Nostradamus, Cortez, Benvenuto Cellini e tanti altri. In particolare colpisce la fedeltà della ricostruzione storica, evidente da costumi, armi, architetture e la validità delle sceneggiature di Robin Wood, avvincenti e originali. Storie cupe e spesso crude, come si confà al periodo storico, ma con sprazzi di speranza ed eroismo. 
Esistono sostanzialmente due serie parallele: quella cronologica, con tutta la storia di Dago, riproposta recentemente in ristampa e quella monografica, con episodi autococnlusivi e, secondo me, di minor pregio. La Ristampa è stata disegnata da due disegnatori di scuola sudamericana, uno più bravo dell'altro: Salinas e Gomez, entrambi abilissimi a tratteggiare le tinte fosche dell'epoca con un tratto preciso e dettagliato. La serie monografica denota invece qualche caduta di stile, ma è pur sempre superiore alla media dei fumetti seriali.
I vecchi numeri di Dago si trovano a poco prezzo su internet, e anche sulla bancarelle di libri usati e se amate almeno un pò i fumetti, ve ne consiglio caldamente l'acquisto.Non ve ne pentirete.
Se volete approfondire, questo è un otttimo articolo su Dago:

domenica 4 marzo 2012

Lo sdegno dei media

Ci sono alcuni punti fermi che tutti i media rispettano. Cose di cui si parla bene a prescindere. Un esempio classico sono i paesi stranieri "amici", ma io voglio parlare oggi di esercito e forze dell'ordine.
L'operato dei vari corpi è sempre ineccepiblie agli occhi di tv e giornalisti: accade che si lamentino solo se non si è fatto abbastanza, mai quando è stato fatto decisamente troppo.
Prendiamo due casi di questi giorni: su una petroliera due lagunari uccidono altrettanti pescatori indiani, scambiandoli per pirati, e in Val di Susa un carabiniere non reagisce provocato e insultato pesantemente da un no-tav. Si tratta di due vicende di segno opposto, in una i militari sono i (possibili) colpevoli, nell'altra le vittime.
In tutti gli articoli che ho letto e nei servizi tv riguardanti i marò dal grilletto facile, mai ho letto una nota di biasimo o un accenno alla possibilità che sia un grave errore scambiare un peschereccio per una nave di pirati. Subito lo Stato si è mobilitato per aiutarli con ogni mezzo, diplomatico e non, e i media hanno fatto notare soprattutto la "puntigliosità" delle autorità indiane, che hanno l'assurda pretesa di voler giudicare loro il caso. Sono state prontamente riportate le eroiche dichiarazioni dei due soldati: "Siamo italiani e ci comportiamo come tali", qualunque cosa questo voglia dire. Forse poi hanno messo su l'acqua per gli spaghetti, hanno estratto un mandolino e hanno iniziato a cantare. 
Per quanto riguarda invece il giovane militare sardo che, di fronte ad un altrettanto giovane manifestante che gli dava dell'ovino incapace di pensare e lo offendeva ripetutamente, restava immobile senza reagire, ci si è sperticati in lodi per il suo operato, mentre è stato pesantemente stigmatizzato il comportamento del provocatore, un tipico esempio dei violenti che manifestano contro l'alta velocità. Tutto giustissimo.
Però non ricordo la stessa ondata di sdegno dopo Bolzaneto, la Diaz e gli altri fatti di Genova. In quel caso polizia e carabinieri hanno fatto qualcosa di peggio che insultare, cose che sinceramente hanno fortemente scosso la mia fiducia nelle forze dell'ordine. In quell'occasione i media, colpevolmente, non denunciarono con forza le numerose violazioni dei diritti umani che avvennero al G8, perlopiù sposando sempre la ricostruzione "governativa" dei fatti.
Oggi invece  il filmato del carabiniere viene trasmesso con generosità da tutti i telegiornali, le violenze dei no-tav vengono condannate duramente. 
Non dico non ci siano voci fuori dal coro, siamo ben lungi da non poter esprimere il dissenso. Però la maggior parte della popolazione, che si informa solo coi telegiornali delle reti nazionali e sui grandi quotidiani, sviluppa una visione distorta delle ragioni e dei torti, delle colpe e delle responsabilità. Non dimentichiamoci che sia gli appartenenti alle forze dell'ordine, sia chi gli si contrappone, sono uomini e come tali possono sbagliare. Chi entra in polizia, e anche chi ce lo fa entrare, selezionandolo, devono essere consapevoli che non sta andando a fare il pasticcere, ma un lavoro che richiede nervi saldi e capacità di valutare freddamente. Il non reagire alle provocazioni verbali fa parte del suo lavoro, esattamente come cuocere le paste a modino fa parte di quello di pasticcere. Chiunque abbia lavorato al pubblico sa che, dato che il cliente ha sempre ragione, è normale ingoiare merda quando invece vorresti rispondere per le rime, o anche allungare un cartone. Inoltre le forze dell'ordine sono pagate (forse poco, ma di certo più di me che di ore ne lavoro quanto loro), coi soldi pubblici, ergo un pò da tutti e oltre allo stipendio, godono di discreti side benefits di cui non si parla mai, tipo ingressi gratis e sconti un pò ovunque o il rispetto che comunque è accordato a chi porta una divisa. Ce anche chi se ne approfitta, ma lasciamo perdere.
Mi sono lasciato prendere da un pò di polemica verso i tutori della legge, con i quali le mie esperienze non sono state brillantissime in passato, quando invece volevo fa polemica coi giornalisti...
Ma tanto è il mio blog, no? 
Potrò scriverci il cazzo che mi pare!